I piloni dell’Alpe di Baudo

I misteriosi “panettoni” di pietra

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Decine di cumuli di pietre, intrecciate con grande cura, corso dopo corso fino alla cima cupoliforme. Uno spettacolo unico e apparentemente inspiegabile, sul fianco dell’Alpe di Baudo, sopra all’antico abitato di Carpasio.Diverse affascinanti teorie sono state fatte sulla loro origine, tuttavia basta scavare nella memoria, neanche tanto remota, degli abitanti della Valle Carpasina per svelare il mistero.I toponimi locali, quali Ciangranon e Casa Ciantà, danno più che un indizio: qui la terra doveva rendere, di coltivazioni e fienagione. Poco più a valle si raccoglieva la cena in località Castagnetta: castagne da abbinare al latte. Ma, si sa, la lama della falce non è amica delle pietre. Per questo motivo i terreni venivano ripuliti accumulando il materiale lapideo in cosiddetti spietramenti o scaiai, dove i sassi più grandi e regolari creavano una muratura a base circolare o squadrata, da riempire con le scaglie più irregolari e piccole. Una sorta di deposito – spazzatura.Questo spiega la funzione dei “Pilui de l’Arpe de Baudu” ma non la loro forma: così elaborata e precisa, mal si accorda con la funzione, pratica e modesta.Tuttavia grande cura venne prestata dai costruttori in quanto pagati alla giornata: si tratta infatti di un’operazione di bonifica del terreno voluta dallo stato, in epoca fascista.

“io mi ricordo che la vecchia Nina, originaria di Villa Viani e domestica insieme a nonna Piera in casa Amirante a Genova, li chiamava, questi cumuli di pietre, Turacai. E citava sempre un antico detto ligure che recitava : “Tutte e scaie van ai turacai “, a significare che “.sempre i soldi vanno a chi già ne ha tanti “.
Così mi ricordo”


Silvano Valtolina, nonno della nostra Federica Casale

Pietra e psiche,  percorsi di pietra tra economia arte e fede.

… tutto ciò mi disse decenni or sono Tunin de Maiè, vale a dire Antonio Ghiglione,  un amico, un vecchio pastore di Carpasio.

Notando la somiglianza tra questi scagliai, con gli Omi (o Ometti), strutture in pietra presenti sulle nostre montagne, ottenni da Tunin  la conferma di questa relazione. Cambiava la funzione ma la struttura era simile: quelle estemporanee opere d’arte presenti in Alpe Baudo erano finalizzate allo sviluppo economico dei prati mentre gli Omi sono apotropaiche strutture di fede a protezione di pastori e contadini. Semplici, piccole opere che ricordano nella loro struttura un arcaico culto delle vette.

Omi e Ometti che nella loro naturale finalità non si differiscono molto dalle croci che sino ad alcuni anni fa erano poste durante il “Giro delle croci” da Tunin de Maiè ed altri pastori carpasini sulle vette della valle in un simbolico protettivo abbraccio attorno alla comunità carpasina a protezione della fame, epidemie e guerre.

In conclusione mutano i tempi, tecniche e nomi ma le nostre più intime, esistenziali necessità perdurano in noi. Il problema è quelle di riconoscerle anche attraverso un “mucchio di pietre”.

Alpe di Baudo Giro delle Croci a cura di Giampiero Laiolo 

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Piles of stones at Alpe di Baudo by wepesto on Sketchfab

Ricerche di Giampiero Laiolo, dalla testimonianza orale di Antonio Ghiglione. Testo a cura di Nicola Ferrarese, immagini di Nicola Ferrarese e Claudio Cecchi

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