Giardini Botanici Hanbury

Un microclima unico al mondo

I Giardini Botanici Hanbury, uno dei parchi di acclimatazione più importanti del mondo, sono stati creati nel 1867 dal filantropo britannico Sir Thomas Hanbury.
La presenza di microclimi differenti sul promontorio di Capo Mortola ha infatti favorito la messa a dimora di piante provenienti da tutto il pianeta.
I Giardini, venduti dagli eredi nel 1960 allo stato italiano, sono attualmente gestiti dall’Università degli Studi di Genova e visitabili tutto l’anno.

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Approfondimento a cura di Gian Piero Martino

15 maggio 2010 – le tracce del passato.

“L’indiscusso valore storico e ambientale di Capo Mortola, colto così precocemente da Thomas e Cecil Hanbury, è ulteriormente accresciuto dai numerosi e importanti ritrovamenti archeologici effettuati sia in terra che in mare.
Il primo sito è costituito dalla romana Via Iulia Augusta, riscoperta e ripulita nel 1969, che attraversa in senso longitudinale i giardini da levante a ponente.
CAIO GIULIO CESARE OTTAVIANO AUGUSTO,con l’intento di rendere più agevole una via preistorica di collegamento con l’Iberia e con le Gallie, nel 13 a.C costruì una grande strada carrabile che prese il suo nome.
Questa Via Litoranea, che collegava Piacenza con il Varo, divenne ben presto di vitale importanza economica e commerciale, tanto da richiedere numerosi rifacimenti, i più importanti dei quali vennero ricordati da nuovi cippi miliari, collocati rispettivamente da Adriano (127) e Caracalla (213 )Nel IV secolo assunse il nome di Via Aurelia, e sopravvisse, pur con numerose deviazioni, fino alla costruzione della Via Napoleonica, (1836) che la sostituì.
A levante di Capo Mortola si apre il golfo di Latte, ampio e comodo approdo, munito nel xvi secolo con torri di difesa contro gli sbarchi dei pirati, torri che in seguito furono trasformate in ville residenziali; troviamo quindi VILLA SELLA, la più antica, (I-II metà del xv secolo ) e villa HONESTO OTIO e VILLA MASSA (seconda metà xvi-inizi xvii), La via romana correva nella piana, a monte delle ville. Il tracciato della via fu riconosciuto negli anni 70 Recentemente sono tornate alla luce numerose strutture riferibili ad un impianto rustico romano del I-II sec. d.C, e una sepoltura sconvolta della della cultura dei Tumuli, riferibile al Bronzo Medio-Recente.
Procedendo verso Ponente, a levante del ponticello, nella parte di giardino adibita a roseto, tornarono alla luce (1994) Numerosi resti fittili
appartenenti ad anfore e ceramica comune, provenienti da un deposito di tipo abitativo, forse pertinente alla Pars Domestica di una villa marittima di epoca romana, provvista appunto di un approdo nella baia.
Percorsa la via che taglia il giardino, e superato il rio Sorba su un ponticello in pietra, raggiungiamo una piccola radura, al centro della quale ricerche condotte nel 1983-87 hanno evidenziato la presenza di una
stazione all’aperto di epoca mesolitica, costituito da una tenda di ca. 6 mq, con focolare centrale, abbondante industria litica e avanzi di pasto.
L’epoca di riferimento è l’epigravettiano finale fase medio-recente del paleolitico superiore, databile a 10,000 anni da oggi. Questi cacciatori forse provenivano dai Balzi Rossi ( riparo Mochi e grotta dei Fanciulli),I materiali sono attualmente esposti al museo dei Balzi Rossi.
Altri scarti di lavorazione paiono riferirsi ad ateliers posti più in alto, nei pressi della cabina posta sopra la galleria della Mortola.
Il seno di ponente “baia del Cannone” si sta recentemente rivelando di estremo interesse archeologico. In quest’area ,infatti, è stata raccolta ceramica romana databile al II-I sec.a.C, oltre ad un semisse (o metà asse, valore approssimativo 50 centesimi di euro) in bronzo di Nemausus, (Nimes,) coniato nel I sec. a.C., prova sicura dell’esistenza di un fiorente commercio con la Gallia.
Ulteriore prova di questo commercio proviene dai ritrovamenti archeologici sottomarini effettuati al largo della scogliera occidentale, e ora parzialmente esposti presso l’Antiquarium di Nervia, consistenti essenzialmente in anfore tipo dr. 1 e 30, laterizi romani, coppi, e materiale fittile vario.
Tali ritrovamenti confermano l’esistenza di una rotta commerciale marittima dal I sec.a.C. al II-III sec.d.C.
Con l’augurio che queste brevi note contribuiscano all’emersione delle molteplici valenze storico-culturali di Capo Mortola.”

g.p.m

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Testo a cura di Ilaria Veneruso, immagini di Corrado Agnese e Nicola Ferrarese.

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